Video sorveglianza nel condominio e privacy dei condomini

Il diritto all'integrità e sicurezza della propria abitazione deve considerare il diritto alla privacy di ciascun condomino

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La giurisprudenza è tornata a pronunciarsi su una questione che, con periodicità costante, viene proposta dalla prassi all’attenzione dei giudici: l’installazione di telecamere di videosorveglianza nel condominio e la necessità che tale forma di tutela privata garantisca il diritto alla privacy di tutti i condomini.

La questione affrontata dal Tribunale ha riguardato il caso di due condomini, i quali, in seguito ad eventi criminosi perpetratisi ai loro danni, avevano installato alcune telecamere indirizzate a riprendere una porzione delle aree comuni, con conservazione delle relative immagini. A tale forma di tutela privata si opponeva un altro condomino, ritenendo violato il proprio diritto alla privacy.

Secondo l’articolato ragionamento del Tribunale di Trani, chiamato a pronunciarsi sulla questione, il diritto alla incolumità e sicurezza presso la propria abitazione e il diritto alla privacy e alla riservatezza di ciascun condomino dovrebbero trovare un equo contemperamento (c.d. balancing costituzionale). Secondo la citata giurisprudenza, dunque, è possibile approntare e mantenere un sistema di videosorveglianza privata, provvedendo però alle opportune cautele a tutela dei terzi e operando sempre una valutazione di proporzionalità in rapporto all’efficacia di altre misure alternative già adottate o che sarebbe possibile adottare a protezione dello stesso interesse, non potendo i condomini sopportare, senza espresso consenso, un’ingerenza nella loro riservatezza, seppur per fini di sicurezza. Tra le cautele richiamate dal Tribunale si segnala la necessità di mantenere un angolo di visuale rigorosamente limitato ai soli spazi di propria pertinenza, di escludere dalla ripresa le aree comuni o le aree di pertinenza di altri condomini.

Si occupa di videosorveglianza anche la novellata disciplina del condominio (legge n. 220/2012) che all’art. 1122 ter c.c. dispone che “le deliberazioni concernenti l’installazione sulle parti comuni dell’edificio di impianti volti a consentire la videosorveglianza su di esse sono approvate dall’assemblea con la maggioranza di cui al secondo comma dell’art. 1136”, e cioè mediante “un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno la metà del valore dell’edificio”. La fattispecie prevista dalla riforma, quindi, non riguarda gli impianti installati dai singoli, ma l’attività compiuta dal condominio sulle parti comuni. 

Relativamente, dunque, al problema della disciplina applicabile all’installazione di un impianto di videosorveglianza nell’edificio condominiale, oltre all’applicazione del citato art. 1122 ter c.c., non pare potersi prescindere dall’applicazione del Codice della Privacy, posta la tassatività delle prescrizioni di tale Codice inerenti aspetti non regolati dal Codice Civile.

In particolare, inoltre, vanno tenute presenti le indicazioni contenute nei cosiddetti “provvedimenti generali” del Garante per la privacy, il quale, nel recente Vademecum su “Il condominio e la privacy” (Ottobre 2013) per quanto riguarda la videosorveglianza nell’edificio condominiale ha precisato che, nel caso in cui il sistema di videosorveglianza sia installato dal condominio per controllare le aree comuni, devono essere adottate tutte le misure e le precauzioni previste dal Codice della privacy e dai “provvedimenti generali” in materia.

A fronte del combinato legislativo e regolamentare, dunque, sono da ritenersi inderogabili gli obblighi di segnalare le telecamere con appositi cartelli, di conservare le registrazioni per un periodo limitato, di direzionare le riprese solo verso le zone comuni da controllare possibilmente evitando la ripresa di luoghi circostanti e/o non rilevanti, di proteggere i dati raccolti con idonee e preventive misure di sicurezza.

L’installazione di sistemi di videosorveglianza effettuata da persone fisiche per fini esclusivamente personali non rientra nell’ambito di applicazione delle norme previste dal Codice della privacy. Restano, tuttavia, valide le disposizioni in tema di responsabilità civile e sicurezza dei dati, essendo necessario, per non rischiare di incorrere nel reato di interferenze illecite nella vita privata di cui all’art. 615-bis c.p., che il sistema di videosorveglianza sia installato in modo da riprendere esclusivamente lo spazio privato, così come ribadito anche di recente dalla giurisprudenza.