L'azienda può essere acquistata per usucapione

La Cassazione sancisce la possibilità di diventare proprietario dell'azienda per effetto dell'esercizio continuativo del possesso

patto_di_famiglia_studio_legale_mascagni

Con la sentenza n. 5087 del 5 marzo 2014 le Sezioni Unite della Cassazione formulano un importante principio di diritto nell’ambito di una questione giuridica controversa: la proprietà di un’azienda può essere acquistata per usucapione?

La quaestio iuris giunge all’attenzione dei giudici di legittimità in relazione ad una controversia sulla proprietà di una farmacia, sorta dopo la morte dell’originario titolare. Nella vicenda, la ricorrente, che aveva esercitato l’attività di impresa per oltre trent’anni, rivendicava di esserne divenuta proprietaria per effetto di usucapione.

Con riferimento al caso particolare della farmacia, l’ordinamento vigente ne rende l’esercizio autorizzato indissolubile dalla titolarità aziendale. Ipotesi di usucapibilità dell’azienda si pongono dunque con minore frequenza rispetto ai casi di possibile usucapione di aziende asservite all’esercizio di imprese di diversa natura, il cui esercizio non soggiace al regime di autorizzazione tipico delle farmacie.  Un’eccezione si ravvisa (come nell’ipotesi giunta all’attenzione dei giudici) per il caso delle c.d. farmacie legittime, autorizzate, cioè, secondo le norme in vigore anteriormente alla legge 5849/1888. In quest’ipotesi, in via eccezionale, è possibile ravvisare la sussistenza di posizioni di diritto ascrivibili anche a persone diverse dal soggetto titolare della farmacia (per esempio a favore di eredi o aventi causa dell’originario farmacista). L’ipotesi particolare permette di equiparare, con maggiore semplicità, la fattispecie di usucapione della farmacia (legittima) alla possibile usucapione di ogni altro complesso aziendale.

 

In termini più generali, allora, la possibilità di acquistare l’azienda organizzata per l’esercizio dell’impresa per usucapione è questione strettamente connessa a quella della natura dell’azienda.

Per parte della dottrina l’azienda potrebbe unicamente individuarsi quale somma dei singoli beni che la compongono (teoria atomistica), insuscettibile pertanto di possesso e usucapione in quanto tale, mentre sarebbero suscettibili di possesso e usucapibili i singoli beni organizzati per l’esercizio dell’impresa.

Nella giurisprudenza della Corte di Cassazione, al contrario, è ricorrente l’equiparazione tra azienda e universitas rerum, a suffragio di una ricostruzione unitaria dell’azienda che ne garantirebbe la possibilità di un autonomo possesso e usucapione (teoria unitaria).

Un’opzione di tipo teorico a sostegno di una ovvero dell’altra ricostruzione non è stata ritenuta necessaria dalla Suprema Corte per la soluzione della questione della configurabilità del possesso e dell’usucapione dell’azienda. Le Sezioni Unite si sono limitate a rilevare come non si ravvisino, nell’ambito del codice civile, disposizioni incompatibili con l’affermazione che l’azienda sia suscettibile di possesso.

Il complesso delle disposizioni vigenti non consentirebbe di dubitare, però, che nell’intento del legislatore l’azienda debba essere considerata unitariamente sia sotto il profilo della proprietà, sia sotto quello del possesso.

La pronunzia giudiziale ribadisce il convincimento della giurisprudenza circa la possibilità di considerare il complesso aziendale quale entità unitaria.

Ai fini della disciplina del possesso e dell’usucapione, dunque, il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa, deve essere considerato quale bene distinto e autonomo rispetto ai singoli componenti aziendali, suscettibile di essere unitariamente posseduto e, nel concorso degli altri elementi di legge, usucapito.