Novità in materia di filiazione

La legge 209 del 2012 attua la parificazione dello status di figlio

La legge 12 dicembre 2012, n. 219, entrata in vigore il primo gennaio 2013, ha apportato rilevanti modifiche alle norme vigenti in materia di filiazione.

Il provvedimento in oggetto rappresenta un importante punto di arrivo ed un mutamento della visione della famiglia e della filiazione, che si poneva ormai come necessario non solo alla luce del sempre più crescente moltiplicarsi dei fenomeni di concepimento al di fuori del matrimonio, ma anche al fine di rendere compiutamente attuata la totale parificazione dello status di figlio, già auspicata dalla nostra Costituzione e dalla riforma del diritto di famiglia operata nel 1975.

Se, fino ad oggi questa totale parificazione non era stata realizzata in maniera compiuta, a pochi giorni dall’entrata in vigore della legge in commento è possibile affermare che finalmente ogni figlio gode dello stesso trattamento, sia sul piano dei rapporti patrimoniali che su quello dei rapporti personali, senza che sussistano più profili di differenziazione tra figli naturali e figli legittimi.

Non esistendo più le dizioni “figlio naturale” e “figlio legittimo”, non potranno più riscontrarsi differenze di trattamento. La categoria è ormai unificata e, conseguentemente, deve risultare unificato il relativo regime giuridico.

Il figlio naturale, dopo essere stato considerato per decenni in una posizione deteriore rispetto al figlio legittimo, viene posto allo stesso livello di quest’ultimo, nei rapporti con i parenti, nei diritti successori, e in tutti quegli ambiti che prima costituivano aspetti discriminatori.

Naturalmente, una tale modifica importa la necessità di rivedere l’impianto codicistico attuale. Mentre l’art. 1 della legge 219/2012 dispone con efficacia immediata la sostituzione delle parole “figlio legittimo” e “figlio naturale” con quella di “figlio”, l’art. 2 della stessa legge rimanda al Governo l’emissione di uno o più decreti che vadano concretamente a rimodellare il sistema, al di là e in misura ulteriore rispetto alla semplice sostituzione terminologica.

Ponendo all’ordine del giorno la predisposizione del decreto di revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione il Consiglio dei Ministri in data 12 luglio 2013 ha conseguentemente definito la parentela quale vincolo tra persone che discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione sia avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui la stessa sia avvenuta fuori di esso, sia nel caso, infine, in cui il figlio sia adottivo.

L’intervenuta parificazione comporta rilevanti innovazioni con particolare riferimento, oltre al profilo morale e di riconoscimento dello status di figlio anche al di fuori dalla procreazione intervenuta nell’ambito del matrimonio, alla materia successoria. Ai sensi dell’art. 537 del codice civile – ante novella – i figli legittimi avrebbero infatti potuto soddisfare in denaro ovvero in beni immobili ereditari la porzione spettante ai figli naturali che non vi si fossero opposti. Nel caso di opposizione il giudice sarebbe stato chiamato a pronunciarsi valutate le circostanze personali e patrimoniali dei soggetti coinvolti. L’intervento legislativo pone fine ad una disparità di trattamento oramai avvertita come estranea alla consuetudine dei rapporti familiari, laddove la parificazione già poteva dirsi recepita dalla prassi delle convenzioni patrimoniali della famiglia.