Cattiva manutenzione stradale e risarcimento del danno

L'ente responsabile è chiamato a risarcire i danni derivanti dalla cattiva manutenzione stradale

I sinistri causati dalla cattiva manutenzione delle strade sono spesso fonte di dibattito dottrinale e giurisprudenziale in relazione alla responsabilità attribuibile all’ente proprietario o gestore e alle norme civilistiche relativamente applicabili.

Di recente la Corte di Cassazione pare aver fornito chiare e univoche indicazioni, ribadite in una nota sentenza intervenuta lo scorso febbraio, più precisamente la n. 3793 del 18/02/2014.

La fattispecie riconosce il diritto al risarcimento dei danni, addebitabili al Comune proprietario della strada, di un automobilista che, a causa della presenza sull’asfalto di una buca non segnalata ricolma d’acqua, perdeva il controllo dell’autovettura finendo in una scarpata.

In tale pronuncia, la Corte di Cassazione conferma l’orientamento già espresso in precedenti sentenze (Cass. civ. 07.04.2010, n. 8229; Cass. civ. 19.02.2008, n. 4279). La fattispecie sarebbe inquadrabile nell’ambito della responsabilità per danni cagionati da cose in custodia di cui all’articolo 2051 c.c. Funzione di tale norma è quella di imputare la responsabilità a chi si trova nelle condizioni di controllare i rischi inerenti alla cosa, dovendo pertanto considerarsi custode “chi di fatto controlla le modalità d’uso e di conservazione” della cosa (Cass. 18.02.2014, n. 3793). Tale responsabilità è esclusa solamente dal caso fortuito, che può essere rappresentato anche dal fatto del danneggiato, non esigendosi un’attività o una condotta colposa del custode.

 

Con specifico riguardo, poi, al regime di responsabilità alla quale vanno incontro, ex art. 2051 c.c., gli enti proprietari o concessionari di strade, la Cassazione, con la sentenza n. 2094 del 29 gennaio 2013, ha avuto modo di fornire alcune precisazioni.

Secondo la Corte, per le strade aperte al traffico, l’ente proprietario (o il concessionario) si trova in una situazione che lo pone in grado di sorvegliare ed eventualmente modificare le condizioni di utilizzo, situazione che dunque integra lo status di custode. Una volta accertato che il fatto dannoso si è verificato a causa di un’anomalia della strada è allora configurabile la responsabilità dell’ente pubblico custode, a meno che esso dimostri di non aver potuto attivarsi per evitare il danno.

La responsabilità è esclusa, dunque, solo dal caso fortuito, il quale viene integrato o da “una repentina e non specificamente prevedibile alterazione dello stato della cosa che […] non possa essere rimossa o segnalata per difetto del tempo strettamente necessario a provvedere” o da una situazione provocata dagli utenti stessi (consistente nell’omissione delle elementari norme di prudenza esigibili in tali situazioni o nell’impropria utilizzazione del bene). Il caso fortuito pertanto, precisa la Cassazione, non è configurabile quando la situazione che provoca il danno si determina come conseguenza di un precedente difetto di diligenza nella sorveglianza e nella manutenzione della strada.

Per quanto riguarda, poi, i danni provocati da fenditure stradali occultate dalla pioggia, appare opportuno ricordare che con l’ordinanza n. 11430 del 24 maggio 2011 la Suprema Corte ha sottolineato come la pioggia non valga di per sé ad escludere la responsabilità dell’ente proprietario della strada, rappresentando, invero, un evento normale e largamente prevedibile che, al più, contribuisce a causare il danno. Così anche nel caso di incidente dovuto alla presenza di neve sul manto stradale: con la sentenza n. 24529 del 20/11/2009 la Cassazione ha infatti affermato come anche in tal caso trovi piena applicazione l’art. 2051 c.c., non rappresentando la neve un evento idoneo ad integrare il caso fortuito.

Chi, dunque, si trovi ad essere vittima di un incidente dovuto alla mancata manutenzione stradale avrà l’onere di dimostrare soltanto l’evento dannoso nonché il nesso di causalità tra il cattivo stato del manto stradale e il verificarsi dell’evento, spettando, invece, all’ente custode la prova, per funzionale all’esonero da responsabilità, di non aver potuto fare nulla per evitare il danno.