Al via la riforma del condominio

In vigore dal 18 giugno tutte le novità della legge n. 220 del 2012

La legge 11 dicembre 2012 n. 220 recante «Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici», emanata all’esito di un parto lungo e travagliato, ha inciso significativamente sulla materia condominiale.

La legge di riforma del condominio si compone di 32 articoli, di cui la stragrande maggioranza (i primi 26) apporta modifiche alla previgente disciplina incidendo sulla principale fonte di regolamentazione della materia, ossia sul codice civile e sulle disposizioni di attuazione del medesimo. Importanti innovazioni legislative riguardano la disciplina dell’assemblea condominiale, dell’amministratore di condominio, delle parti comuni.

La riforma, ha riconosciuto il diritto soggettivo alla detenzione di animali da compagnia stabilendo che i regolamenti condominiali non possono vietarne la detenzione presso le abitazioni private.

La novella ha riscritto innanzi tutto il capo II del titolo VII del libro II del codice civile – lasciandone peraltro invariata l’intitolazione (Del condominio negli edifici) – innovando il contenuto precettivo di alcuni degli articoli in esso contenuti ovvero effettuando dei meri ritocchi lessicali al dettato di altri o, ancora, inserendo tramite la tecnica della novellazione nuovi articoli-bis,-ter e-quater. Sempre con riferimento al codice civile è stato inoltre integrato il testo dell’art. 2659 con l’aggiunta delle indicazioni che deve contenere la nota di trascrizione quando uno dei soggetti, a favore o contro cui trascrivere, sia un condominio. Nello stesso modo la riforma è intervenuta sulle disposizioni di attuazione del codice civile: anche i previgenti articoli 63 – 70 sono stati oggetto di sostanziali modifiche, aggiustamenti formali o integrazioni, queste ultime apportate, in particolare, dai nuovi articoli 71-bis, 71-ter, 71-quater e 155-bis.

La restante parte della riforma, invece, ha riguardato specifici e marginali interventi sul codice di procedura civile (art. 23), sulla legge fallimentare (art. 111 R. D. 16 marzo 1942 n. 267) e su norme della legislazione speciale afferenti la materia condominiale (art. 2 legge 9 gennaio 1989 n. 13, in tema di deliberazioni che hanno per oggetto le innovazioni dirette ad eliminare le barriere architettoniche, la realizzazione di percorsi attrezzati e la installazione di dispositivi di segnalazione atti a favorire la mobilità dei ciechi all’interno degli edifici privati; art. 26 della legge 9 gennaio 1991 n. 10, relativo alla progettazione, messa in opera ed esercizio di edifici e impianti e, infine, art. 2-bis del decreto legge 23 gennaio 2001 n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 20 marzo 2001 n. 66, relativo alle trasmissioni radiotelevisive digitali su frequenze terrestri).

Per quanto riguarda le modifiche alla legislazione speciale è bene segnalare che è sfuggito al legislatore il fatto che l’art. 2 della legge 9 gennaio 1989 n. 113, sopra richiamato, non sia più in vigore in quanto la disciplina in esso contenuta è confluita nell’art. 78 del D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia). Ne consegue che, sotto il profilo sostanziale, è quest’ultima la norma da intendersi modificata dalla riforma del condominio.